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Il bungalow


di poeta57
01.01.2026    |    2.991    |    6 7.4
"Non rispose se non quando me ne uscii con un commento sulla potenza e possanza del tedesco, dubitando che fosse riuscito a soddisfare completamente due donne nella stessa notte..."
Ho letto qui su annunci69 un racconto che mi ha intrigato a tal punto da provare a riscriverne la storia, cambiandone leggermente il profilo psicologico dei protagonisti. Eccolo.
Eravamo in Sardegna per la nostra solita settimana di ferie a giugno. La Sardegna a giugno è fantastica: sole, poco vento e poche persone.
Ogni giorno io e mia moglie andavano alla stessa spiaggia ormai da anni, Riparata, solitaria, tranquilla quel tanto che basta a mia moglie, che è timida a sufficienza, a lanciarsi nel prendere il sole senza reggiseno.
Ha un seno importante e ancora decisamente sodo, ma in spiagge più affollate si imbarazza e si vergogna, anche se secondo me non ne avrebbe ragione. Si vedono tanti di quegli obbrobri esibiti come se fossero la Venere di Milo che quel paio di belle tette di mia moglie avrebbero diritto di cittadinanza ovunque.
A me non spiace che lei osi, non tanto perché mi faccia piacere che altri uomini vedano la meraviglia di cui solo io posso godere, quanto perché mi spiace che mia moglie rimanga impigliata in remore morali e fisiche che non hanno senso. Ormai il topless, anche se per la verità passato un po’ di moda, è una modalità consolidata di abbronzarsi.
Come dicevo, anche quell’anno eravamo lì, sdraiati a goderci quel primo calore dell’anno, quando una coppia di tedeschi vennero a mettersi ad un paio di metri da noi. A parte l’iniziale fastidio perché la spiaggia era così grande e deserta che quei due tizi avrebbero potuto ben andare a sdraiarsi altrove, con l’andare delle ore quel che risultò particolarmente urticante furono i modi dell’uomo. Trattava la sua compagna in una maniera che mi sembrava fuori luogo. Non che fosse maleducato o che, peggio, la insultasse (al di là del problemino che non capivamo il tedesco), ma si rivolgeva a lei con un tono quasi sempre imperioso, a volte ridendo, a volte no, ma sempre con l’aria di uno che dà ordini, piuttosto che conversare o scambiare consigli. La compagna, comunque, non protestava e, quando intuivamo che le parole dell’uomo nascondessero una richiesta, ecco lei ubbidiva. Anzi spesso rideva, quando lui faceva evidentemente delle battute e, in generale, nonostante i toni imperiosi del marito o compagno lei, lei sembrava essere una donna soddisfatta e felice.
Ad un certo punto si misero a giocare a racchettoni, sempre poco distanti da noi.
Nel frattempo, mia moglie si era rimessa il reggiseno, dopo pochi minuti dal loro arrivo, infastidita dallo sguardo insistente del tedesco. Anche lì: ma ti pare che vai al mare con tua moglie o compagna che sia e ti metti a fissare le tette di un’altra, tanto da costringerla a ricoprirsi: oltre che maleducato sei sciocco, visto che così facendo hai perso la fonte della tua visione. In ogni caso, anche in quel caso, nonostante fosse evidente l’interesse del tedesco per le tette di mia moglie, la sua compagna non protestò né disse una parola.
Una loro palla rotolò fino a noi. Lui, il tedesco, corse da noi, ci sorrise, si inchinò a raccogliere la pallina ai piedi di mia moglie, le sorrise e tornò a giocare.
Fu lì che mi accorsi di quanto era grosso. Fino a quel momento non ci avevo fatto caso, ma, avendolo lì vicino, mi resi conto che fisicamente era quasi il doppio di me. Io non sono piccolissimo, ma certo non sono un gigante. La mia impressione fu che quel tizio fosse alto almeno un metro e ottanta abbondanti e potesse pesare cento chili o giù di lì, peraltro senza un filo di pancia. Tutto muscoli.
Quando si allontanò, notai mia moglie che gli guardava cosce e culo. Lei si accorse che me ne ero accolto e mi sorrise allargando le braccia come a dire che non era colpa sua. Quasi come quando uno ammira i bronzi di Riace. La bellezza non è una colpa.
La notte, nel nostro bungalow, eccitato da una splendida luna e da qualche bicchiere di troppo la stuzzicai su quel suo sguardo troppo insistito sul culo del tedesco e lei, mia moglie, la mia mogliettina, mi rispose che era un culo così bello, grosso e muscoloso che le era venuta voglia di morderlo. All’idea di mia moglie che mordeva quel culo, la cui maestosità avevo dovuto ammirare anche io, ecco il cazzo mi si rizzò immediatamente e dopo averle chiesto se le sarebbe piaciuto morderlo in quel momento, quando lei rispose “certo, amore… e anche allungare le mani lì davanti” ecco io la presi e dopo poco venni come una fontana.
Il giorno dopo tutte le scene del giorno prima si ripresentarono, compresa la pallina arrivata per errore tra di noi. Solo che quel giorno lui corse sì verso di noi per riprendersi la palla, ma si inchinò solo davanti a mia moglie, sorrise solo a lei e a me non mi cagò neanche di striscio. Di nuovo il suo culo correndo via attirò le attenzioni evidenti di mia moglie, che anzi, girandosi verso di me, mi sorrise e dopo aver aperto la bocca e simulato un morso, si leccò leggermente le labbra. Le sussurrai di smetterla, mentre il cazzo di nuovo mi esplodeva sotto il costume.
Quella sera, uscendo dal bungalow per andare a cena, ce li trovammo davanti, lui, il tedesco e sua moglie o la sua compagna. Lei, la tedesca, sfogliava una guida locale cercando di capire dove fosse meglio andare a cena. Lui, grosso e impettito, girava in tondo aspettando una indicazione che non veniva, fino a quando, spazientito, con una risata le ordinò di seguirlo. Sapeva lui dove andare. Poi guardò noi e ci disse: “venite anche voi”. Se era un invito diciamo che era molto cogente, tanto che ci ritrovammo a seguirlo insieme alla sua compagna.
La cena fu piacevole, il cibo buono e il vino meglio.
Si chiamava Hans e quella era sua moglie Eva. Venivano in Sardegna da anni, ma lì era la prima volta. Parlavano un italiano decente e lui, lui parlava in continuazione, spiegandoci questo e quello, facendo battute a cui in effetti era difficile non ridere o, almeno, sorridere. Anche da seduto ci superava tutti e tre abbondantemente in altezza e quando a robustezza avevamo dovuto metterlo a capo tavola così da avere lo spazio per muoversi meglio mentre parlavano.
Il terzo giorno sempre stesso copione. Unica novità fu che ad un certo punto, dopo la solita pallina finita tra di noi, quando quello si allontanò, mia moglie si tolse il reggiseno scoprendo nuovamente la meraviglia della natura che teneva sul costato.
Io la guardai chiedendo e lei sempre solo con lo sguardo mi rispose che ormai li conosceva e che si sentiva più tranquilla. Peccato che il tedesco, appena smesso di giocare a racchettoni, riprese ad osservare e gustare il seno importante di mia moglie. Quando rimanemmo soli prima di cena glielo feci notare e lei candida mi rispose se ero geloso. Risposi stupidamente di no, anche se in realtà per la prima volta in vita mia lo ero eccome.
Anche quella sera durante la cena, ancora una volta comune, lui, il tedesco tenne banco facendo ridere più volte le due mogli che ormai pendevano dalle sue labbra.
Dopo cena, lui propose di andare nel loro bungalow e nonostante io fossi contrario mia moglie accettò per tutti e due.
Arrivati là, il tedesco tirò fuori una grappa decisamente buona ed io, non saprei dire se per il cattivo umore di trovarmi lì mentre avrei preferito essere altrove o se solo perché era davvero molto buona, ecco, io ne bevvi un poco più del dovuto e a fine serata mi reggevo a fatica in piedi. Lui, il tedesco, quando vide che straparlavo e tendevo ad addormentarmi disse alle due donne che mi avrebbe accompagnato al nostro bungalow e di aspettarlo lì, cosa che fece.
Il mattino dopo non ricordando niente chiesi a mia moglie come fosse finita ottenendone solo delle risposte vaghe. Andammo in spiaggia e quando i due tedeschi si presentarono ebbi l’impressione che la confidenza di mia moglie nei loro confronti fosse aumentata molto.
La sera si stava replicando lo stesso copione, salvo che io mi dissi che dovevo stare vigile e così feci non bevendo niente alcool. La serata finì come la notte prima nel loro bungalow dove il tedesco mi invitò a bere, ma al mio rifiuto lui alzò solo le spalle come se volesse dire “va beh, l’hai voluto tu”.
Dopo essersi versato un bel bicchiere di grappa e aver raccontato due o tre storielle alle quali mia moglie e la sua risero come bambine, lui le guardò e disse loro: “ballate per me” e loro, mia moglie e quell’altra, iniziarono a ballare lentamente nel silenzio più generale. Ballavano con grande sensualità, sfiorandosi in continuazione e simulando qualche effusione. Ballando, si toglievano le camicette e le grosse tette di mia moglie esplosero appena anche il reggiseno sparì. Quell’altra prese a leccarle i capezzoli e allungare una mano nell’inguine di mia moglie. Poi lui si alzò, si mise tra loro due e alzò le braccia al cielo, muovendosi anche lui al suono di una musica che però non c’era. Al che le due donne iniziarono a spogliarlo, slacciandogli la camicia, togliendogliela e poi aprendogli la zip dei pantaloni.
Io le guardavo come ipnotizzato. Vedevo le dita di mia moglie, decisamente più affusolate e curate di quelle della tedesca, danzare dove non avrebbero dovuto fino a lasciare quel tizio, prima in mutande e poi completamente nudo.
“Ma cosa fai?!” osai dire.
“Zitto, tu, frocetto” rispose lui.
Mi alzai come per menarlo, ma quando gli fui vicino lui mi dette una spinta a mano aperta sul torace facendomi ricadere sul divano. Cercai di rialzarmi, ma mia moglie mi si buttò addosso, le sue tette mi premevano sul torace dove poco prima il tedesco aveva premuto per allontanarmi, poi lei mi bacio e mi sussurrò di lasciar perdere che era troppo grosso per me.
Poi mi lasciò e tornò a danzare insieme all’altra donna intorno al tedesco che ormai era completamente nudo e iniziava ad avere una erezione.
Non avevo fatto mente locale fin lì, tutto preso dal cercare di controllare una situazione del tutto fuori controllo. Adesso feci mente locale. Quello stronzo aveva un cazzo che se non era il doppio del mio poco ci mancava. Era lungo, nodoso, spesso con due palle da competizione. Il suo cazzo enorme era impreziosito da una cappella rosso fuoco tonda e liscia come un grosso fungo.
Quando vidi la mano affusolata di mia moglie cingergli il cazzo (le sue unghie rosse brillavano alla luce dell’alogena della stanza) mi agitai ed anche il mio cazzo che si alzò prepotente.
Il tedesco notò la mia agitazione e come un dio greco parlò: “sbottonati, tiralo fuori e menatelo”
La cosa incomprensibile fu che io, invece di alzarmi e andarmene, ubbidii. Forse perché quello spettacolo aveva eccitato da morire anche me.
Quando fui nudo, il tedesco replicò: “adesso, frocetto, menatelo”
E io di nuovo incomprensibilmente iniziai a farlo.
Mia moglie mi sorrise come fossi stato un bimbo a cui si perdonava una marachella, intanto che lei e quell’altra, dopo essersi scambiate un bacio leggero a fior di labbra, tirarono fuori le lingue e iniziarono a danzare con quelle sul cazzo del tedesco che accarezzando loro i capelli disse: “brave troiette. Continuate così”
Mia moglie quando qualche volta nell’entusiasmo, diciamo così, le davo della troia o della troietta si incazzava e mi mollava a metà del guado. Per questo allungai la sinistra, raggiunsi la sua passera e, meravigliandomi, la trovai del tutto bagnata. Dal tedesco non le dava fastidio, anzi.
Venni in un attimo e di lì in avanti i miei ricordi si fecero confusi perché su di me l'orgasmo ha una strano effetto. E' come se mi imbambolasse completamente.
Il mattino dopo interrogai mia moglie sdraiata nuda nel letto nel nostro bungalow. Non rispose se non quando me ne uscii con un commento sulla potenza e possanza del tedesco, dubitando che fosse riuscito a soddisfare completamente due donne nella stessa notte. Lei mi guardò seria e mi rispose secca, con un tono risentito: “ti sbagli. Lui è perfetto”
“Con tutte e due?”
“Con tutte e due!”
“Ieri sera o anche l’altra sera?”
“Tutte le sere”
“Non mi ami più?”
“Non dire stronzate, frocetto”
“Perché dici così?”
“Non ti ricordi cosa hai fatto quando ti ha detto: leccamelo, frocetto?”
“Non ricordo niente”
“Meglio, amore mio. Comunque, stanotte si replica. Ci sarà anche un suo amico. Sua moglie mi ha detto che ne vale la pena” gli occhi le brillavano.
Quel giorno non scesi in spiaggia. Andai a fare un lungo giro a piedi e quella sera, dopo cena, sempre nel loro bungalow quando lui e il suo amico si presentarono già completamente nudi, con due cazzi da competizione e le ragazze, ossia mia moglie e quell’altra, si spogliarono a loro volta e lui, per tirarmi in mezzo e far sì che la smettessi di rompere i coglioni con un'aria da incazzato, ordinò loro di farmi un pompino e loro, loro, cazzo come facevano e ad un certo punto lui venne in piedi vicino a me che ero seduto a gambe larghe a farmelo leccare, venne vicino, dicevo, molto vicino, con il suo cazzo prepotente e grosso una cifra davanti alla mia faccia e ordinò: “lecca, frocetto” io solo a metterlo in bocca e sentirlo così grosso e pulsante con quelle altre due di sotto che mi solleticavano la cappella e mi facevano un adorabile su e giù, ecco, io venni e lui concluse: “vedi frocetto, che ti piace leccare un bel cazzo come il mio”
Di lì in avanti fu solo un festival di mia moglie e di quell’altra che dopo averlo leccato a lui e al suo amico ed essersi sentite dire di leccare due cazzi veri non come quella roba moscia di tuo marito, si sdraiarono una vicina all’altra, si presero per mano e offrirono i loro bei culi al tedesco e al suo amico che alterandosi le presero e ripresero, fino a farle urlare dal piacere, mentre erano loro dentro completamente fino alle palle. La serata finì con le due ragazze, mia moglie e quell'altra, intendo, che si alternarono a leccare e mangiare quei due grossi cazzi fino a quando i due uomini non le inondarono di seme sul viso e sul seno. Le grosse tette di mia moglie brillavano rilucenti del seme dei due uomini.
Prima di congedarci, il tedesco si avvicinò a me e a mia moglie, la guardò negli occhi e sorridendole le disse quanto era brava a cavalcare e viziare un vero cazzo. Per la verità la frase esatta fu: "sei una troietta esperta. brava." Poi congedandoci ci disse: "vi aspetto domani sera. Domani tocca ancora a te aprire le danze" disse guardandomi fisso "magari se vuoi te lo faccio assaggiare anche non solo in bocca"
Appena usciti dal bungalow, dissi a mia moglie che era pazzo. La storia dimostrò che avevo torto.
Il mattino dopo cercai di accarezzare la passera di mia moglie che allontanandomi la mano mi disse in un sospiro: “ti prego…mi brucia tutta. Perdonami, non lo sapevo quando potesse piacermi essere scopata sul serio”
“Ma…”
“Non è colpa tua. Tu sei normale. Sono io che sono una troia. Forse. Però lo hai visto anche tu. Intendo quella bestia che ha tra le gambe. Non ho resistito. Forse un’altra ce l’avrebbe fatta. Io no. L’avevo sempre sentito dire. Ricordi Sara? Me lo aveva detto. Lei era stata con uno di colore e me lo aveva detto che il mattino dopo una non riesce neanche a camminare, però è felice. Non sai cosa significa uno grosso dentro. Non hai idea, perdonami. Anzi, una idea ce l’hai: come era averlo in bocca?” E a quella domanda mi carezzò l’uccello.
“Era grosso, amore? Come quando me lo metteva nel culetto?” continuò lei.
E sentendomelo diventare duro: “Forse siamo tutte e due un po’ troie, che dici, frocetto? Che dici stasera provi anche tu?"
"Zitta" risposi tirandomelo fuori dal pigiama e sparandomi una sega lì davanti a lei. Mi era diventato di marmo rivedendo nella memoria quell'enormità di cazzo e all'idea di... Mia moglie, mentre tremavo all'inizio dell'orgasmo, mi mise una tetta in bocca e mi disse: "lecca, lecca, frocetto, senti quanto è grosso e duro?"
Venni come una fontana.
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